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Carnevale Tradizionale Ilbonese 2020 - Video

Dai ricordi che ancora affioravano dalla memoria degli anziani del nostro paese sono state recuperate le antiche figure del carnevale che vestite e indossate hanno ripreso vita assieme a tradizioni che il corso della storia aveva inaridito e dissecato sotto i colpi dell alternarsi e sovrapporsi di altre culture Terribili maschere che scaturiscono dal codice degli archetipi, popolato da animali simbolo che risalgono a un nucleo originario più antico. Queste creature animalesche riapparse, rimandano a un tempo ancestrale e rappresentano forze selvagge e inferocite che nella lunga notte carnevalesca danno sfogo a quelle forze che per tutto il resto dell anno vengono represse. I personaggi del carnevale Ilbonese erano inseriti in eventi che si legavano all in izio o alla fine delle fasi stagionali all interno di un lungo calendario. Sotto il dominio di queste creature si svolgevano riti che in origine dovevano essere scanditi da rituali di tipo rigenerativo, iniziatico o curativi. All inizio dell anno solare le feste erano contrassegnate da cerimonie per purificare gli uomini, gli animali e i campi e favorire il rinnovamento del cosmo... dove la notte, il freddo e l inverno vengono esorcizzati per cedere il passo alla nuova stagione. Non più nascosti tra le pieghe della nostra terra hanno visto nuovamente la luce mantenendo il loro fascino millenario s'Ursu e su Maymone. S Ursu è una figura zoomorfa comunemente identificata con l orso, un animale che pur non appartenendo alla fauna sarda è un elemento ricorrente anche in altri paesi della nostra isola. La maschera è personificata da un uomo che indossava una pelle d asino completa di testa orecchie e coda,una pelle di lepre o coniglio gli calava sul volto. Veniva tenuto in catene dai Domadores che indossavano pelli di pecora e maschere di vecchia corteccia lavorata dal tempo. Raffigurando un orso che risorgeva annualmente ci si assicurava così il ritorno della primavera e quindi della fecondità dei campi e della vita nuova. La sua danza propiziatoria era rappresentazione simbolica dell esistenza di chi la eseguiva, in una simulazione di morte che contemporaneamente era anche rivelazione di nuova rinascita.. serviva a ingraziarsi la divinità per rendere fertili i campi e ottenere buoni raccolti Sono molti gli esempi dell animale selvatico scortato e imprigionato da altri esseri grotteschi nel carnevale, espressioni residuali sono indice di una continuità simbolica che attraverso i secoli ha ispirato leggende come quelle dell Erkidu o del bue muliake.. eroe primordiale che racchiudeva in sé la violenta espressione delle forze incontrollabili della natura ma anche della psiche. Altra figura del carnevale Ilbonese è "Su Maymone" :un fantoccio di paglia con la testa ottenuta da una vecchia zucca.. Che esibisce un vistoso attributo sessuale. Veniva portato in processione per le vie del paese con degli otri che venivano riempiti di vino e cibarie. Durante il processo pubblico che viene fatto a suo carico assume quasi ruolo di capro espiatorio, caricandosi i mali che affliggono la comunità ed espiandoli sul rogo sacrificale e liberandola. Le janas e i tumbornisti rivestono i ruoli di uomini e donne che accompagnavano la processione carnevalesca con antichi strumenti e oggetti d uso quotidiano come fusi, telai, mortai, ecc. Una tradizione recuperata è anche quella dell argia.. Scena che riporta indietro di millenni, in un contesto in cui questi riti erano vitali.. Un uomo morsicato da un insetto mortale viene curato da un gruppo di donne.. Steso a terra per il dolore attorno a lui le donne gli danzano intorno tenendosi per mano e saltandolo in un antichissimo rituale di guarigione... Dove anche la musica dei tumborni, antichissimi strumenti musicali, guidano il morsicato a liberarsi dalla malattia.. In un incalzante catarsi musicale dove il ritmo ne moltiplica il potere evocativo.

Fonte: https://www.facebook.com/Janas-e-Amaymonausu-271918533464322/