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La bella rappresentazione del "Il Signore Delle Mosche". di Roberto Piras

La bella rappresentazione del "Il Signore Delle Mosche". di Roberto Piras

Ieri sera è andata in scena la rielaborazione teatrale de "Il Signore delle Mosche " di William Golding, un capolavoro della narrativa e romanzo d’esordio dello scrittore britannico, premio Nobel nel 1983. Gran cerimoniere teatrale, il talentuoso regista Silvano Vargiu e la dinamica Paola Borsoi hanno tagliato i panni addosso agli attori, giovanissimi e seguitissimi dai loro coetanei, che sono stati bravissimi nella loro parte. Un bel plauso dunque a Silvano e Paola, con un elogio per i costumi disegnati e prodotti da Mario Demurtas.

 

Il Signore delle mosche

 

Ma veniamo a parlare del libro, da cui è stata tratta questa piece . Pubblicato la prima volta nel 1954, il romanzo mette in luce la vera natura umana, violenta e animale, e lo fa nel modo più crudo possibile. Durante un conflitto mondiale, un aereo precipita su un’isola deserta nel mezzo dell’Oceano Pacifico. Al terribile disastro sopravviverà solo un gruppo di bambini e ragazzi che si troveranno abbandonati a loro stessi senza la presenza confortante di alcun adulto. Il piccolo gruppo cerca da subito di organizzare una piccola società che gli permetta di sopravvivere: accendere un fuoco di segnalazione per le navi, procurarsi il cibo e l’acqua, costruirsi rifugi ed eleggere un capo.

 

Il Signore delle mosche

 

Ben presto però qualcosa inizia a cedere e paure irrazionali si fanno strada nelle loro menti risvegliando in loro, lenta ma inesorabile, una natura violenta e spietata, che minerà le fondamenta della civiltà e li farà scivolare in un incubo cupo e terribile. Una cosa che ho notato e che mi ha fatto molto riflettere è il fatto che Golding non specifica per quanto tempo il gruppo di ragazzi resta abbandonato sull’isola, come a voler dire che l’uomo è destinato a questo tracollo: che passi un anno, un mese o una settimana, presto o tardi la vera natura animale nascosta nell’ essere umano prenderà il sopravvento sulla razionalità.

 

Il Signore delle mosche

 

Vien da pensare che una mente adulta saprebbe resistere meglio a un tale declino in quanto, al contrario di quella di un bambino, ha sviluppato un maggior senso di ciò che è bene e male: basta accendere la televisione o aprire un giornale per rendersi conto che forse non è così. A sessant’ anni esatti dalla sua pubblicazione, Il signore delle Mosche di William Golding si rivela un romanzo estremamente attuale e punta i riflettori sulla natura violenta dell’uomo, del tutto incapace di imparare dai propri errori.

Di Roberto Piras